Continua a crescere la preoccupazione per il piano industriale di Eni Versalis in Sicilia. Durante un incontro con la commissione Attività produttive dell'Assemblea Regionale Siciliana, a cui ha partecipato anche l'assessore Edy Tamajo, la Cgil regionale ha ribadito le sue perplessità, sottolineando il rischio di pesanti ricadute per il territorio, già visibili in alcune aree come Ragusa.

Chiusura degli impianti e mobilitazione sindacale

A livello nazionale, la vertenza riguarda la chiusura degli impianti di Priolo e Brindisi e il conseguente abbandono della chimica di base da parte di Eni. La Cgil ha espresso una netta opposizione a questa decisione, non firmando il protocollo con l'azienda, a differenza degli altri sindacati confederali. Il sindacato ha inoltre organizzato presidi di protesta presso il ministero delle Imprese e del made in Italy e sotto la sede di Versalis, proclamando otto ore di sciopero nazionale dei lavoratori del settore chimico per contestare il piano di dismissione e chiedere maggiori garanzie per gli addetti diretti e indiretti.

Le richieste della Cgil Sicilia

Il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, ha ribadito la propria contrarietà alla decisione di abbandonare la chimica di base, considerandola una scelta che potrebbe penalizzare gravemente l'industria dell'isola. "Oggi - ha dichiarato il dirigente sindacale - continuano a non esserci le necessarie garanzie né sull’occupazione, né sui salari, tanto meno sui tempi degli investimenti previsti. Purtroppo l’intervento della Regione non è servito a dissipare le nubi".

Impatti economici e industriali per l’isola

Dopo la firma del protocollo con Eni, la Regione ha avanzato delle osservazioni aggiuntive, ma la Cgil denuncia di non essere stata coinvolta né prima né dopo la loro presentazione. "I problemi aperti, che ci hanno portato a non firmare il protocollo - ha sottolineato il segretario della Cgil regionale - restano tutti sul tavolo".

Il sindacato ha ribadito le sue preoccupazioni riguardo agli effetti negativi che il piano potrebbe avere su Priolo, Ragusa, Siracusa e sull'intera economia siciliana. Queste stesse preoccupazioni sono state condivise anche dai componenti della commissione dell'Ars. "La scelta di abbandonare la chimica di base non ci convince per niente" ha concluso Mannino.