Cinque milioni di italiani che vivono, studiano, lavorano fuorisede non potranno votare questa primavera ai referendum, a meno che non tornino a casa. Di questi, 830 mila sono studenti.

In Italia manca una legge che lo consenta agli elettori domiciliati in una città diversa da quella di residenza (solo per le politiche è previsto il voto all’estero per corrispondenza), e la sperimentazione fatta l’anno scorso per le elezioni europee non è stata propriamente un successo. Per rivendicare e reclamare un diritto sacrosanto, costituzionalmente garantito, i giovani dell’Udu e della Rete studenti medi hanno iniziato a mobilitarsi.

“Noi e Malta siamo gli unici Paesi che non garantiscono questo diritto”, afferma Anna Tesi dell’Udu: “In Francia è consentito persino il voto per delega: possono votare anche gli astronauti che sono in orbita. Ci chiediamo a cosa si riferisca il ministro dell’Interno Piantedosi quando parla di mancanza di copertura legislativa, quando esiste una legge sul voto fuorisede bloccata da 20 mesi, incardinata nella commissione Affari costituzionali del Senato presieduta da Forza Italia. L'unica cosa che manca è la volontà politica di garantire il diritto costituzionale a cinque milioni di italiani, casualmente in concomitanza dei referendum di questa primavera”.

Il motivo addotto dal ministro per non portare avanti la strada della legge? I risultati della sperimentazione alle elezioni europee di giugno scorso non sono stati soddisfacenti. Peccato che il meccanismo fosse incredibilmente complicato. Lo studente fuorisede doveva contattare il Comune di residenza, scaricare, compilare e inviare un modulo, quindi ricevere un’attestazione e con quella andare a votare all’unico seggio predisposto a livello regionale, nel capoluogo.

“La sperimentazione messa in piedi dal ministero faceva acqua da tutte le parti”, dice Paolo Notarnicola, della Rete studenti medi: a essere considerati fuorisede erano soltanto gli studenti fuori regione, i tempi per fare richiesta erano molto ristretti e mancava uniformità tra i Comuni nel rilascio dell'attestazione di ammissione al voto. Sono molte le testimonianze di chi non ha mai ricevuto l'attestazione nonostante ne avesse fatto richiesta".

Il modulo pubblicato originariamente dal ministero dell’Interno è stato poi sostituito da altri moduli, ci sono Comuni che hanno segnalato che non avevano ricevuto nulla mentre il modulo lo studente lo aveva mandato, in ogni caso per votare il fuorisede doveva raggiungere il capoluogo di regione, accollandosi la spesa del viaggio.

“Secondo Piantedosi – prosegue Tesi – sono 600 mila gli studenti che avrebbero diritto, numero che però si riferisce a una platea diversa, 17.800 mila quelli che hanno votato alle europee, l’80 per cento di coloro che avevano fatto richiesta. C’è stato poco tempo, molti passaggi burocratici e pochissima comunicazione”.

Una sperimentazione che ha coinvolto poco e male solo gli studenti, quindi. E gli altri 4 milioni 170 mila cittadini?