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“Per non dimenticare”. A due anni dalla strage di Cutro, la Cgil Calabria e la Cgil Area Vasta hanno organizzato una commemorazione delle vittime del naufragio. Si tiene il 26 febbraio, alle 11.30, davanti alla stele di piazzale Africa, a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro su cui hanno perso la vita più di cento persone, , 94 vittime ritrovate e 11 dispersi, durante il naufragio del caicco “Summer love”. L'obiettivo del sindacato è confermare e rivendicare l'impegno per “buone politiche dell'immigrazione, dell'accoglienza e dell'integrazione”, in un territorio di frontiera come quello calabrese.
Mancanza di politiche eque
“Lo facciamo, non solo per non dimenticare, ma anche per agire affinché quello che è accaduto due anni fa non si ripeta mai più”, afferma Celeste Logiacco, segretaria della Cgil calabrese con delega all'immigrazione. “Nel nostro mare si verifica da anni una strage silenziata perché le morti in mare non fanno più clamore e meno se ne parla meglio è - continua -. Donne, uomini e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra le cui storie testimoniano drammaticamente come la mancanza di politiche eque ed efficaci sull’immigrazione e sull'accesso effettivo al diritto d’asilo, di canali legali e sicuri siano la causa diretta della loro morte”.
L’altra strage
Sbarchi e naufragi che rappresentano “la dimostrazione plastica dell’inefficacia del decreto Cutro che sin dall’inizio come Cgil abbiamo ritenuto non idoneo, perché conferma il carattere repressivo e punitivo delle politiche sull'immigrazione e agisce, come altre disposizioni di legge come i decreti sicurezza, nella limitazione delle attività di ricerca e soccorso in mare”. Lo dimostra anche un'altra strage, avvenuta mesi fa in questo territorio, e passata davvero sotto traccia. E' quella dello scorso 17 giugno, a Roccella Jonica, quando l’ennesimo barchino partito dalle coste della Turchia, dopo giorni passati in balia del mare, si è inabissato. Al suo interno c’erano più di 70 persone in fuga da guerra e fame, e solo in 13 sono stati recuperati. Tra loro, una giovane donna incinta all’ottavo mese, è morta prima di raggiungere il porto. “Un altro dramma - continua Logiacco - passato inspiegabilmente sotto silenzio. Da giugno, sul naufragio in cui hanno perso la vita 65 persone, tra cui 25 bambini, è calato un assordante silenzio. Il tutto per evitare un nuovo effetto Cutro.”
Un approccio sbagliato
“La strage di Cutro non ha invertito l'approccio alle politiche governative sull'immigrazione - afferma Maria Grazia Gabrielli, segretaria confederale della Cgil -, è evidente che non c'è stato alcun percorso per rafforzare le attività di ricerca, soccorso e assistenza in mare. Anzi, il Governo è intervenuto per continuare nell’azione d’interdizione delle ong sia sotto il profilo legislativo che attraverso gli atti amministrativi come l’assegnazione dei porti sicuri o le ispezioni e i fermi alle navi che prestano soccorso. Infatti, i provvedimenti che si sono susseguiti dopo quella tragedia, fino ai più recenti, hanno addirittura imposto ulteriori limitazioni”.
“A livello nazionale si continua a perseguire la logica dei respingimenti alle frontiere, emblematico è il caso dei centri aperti in Albania per i quali si paventa l’ipotesi di trasformazione in ulteriori Cpr - continua Gabrielli -, mentre a livello europeo il Patto asilo e immigrazione preoccupa per le restrizioni nel riconoscimento della protezione internazionale, così come lascia perplessi la definizione dei Paesi cosiddetti 'sicuri'”.
La fortezza
“È una linea politica che ovviamente non condividiamo - afferma -, e che abbiamo da sempre contestato. Perché riteniamo che non solo sia possibile, ma che sia anche necessario affrontare il fenomeno migratorio in maniera totalmente diversa. Bisogna rafforzare I canali sicuri e regolari per la migrazione, creando corridoi umanitari, ampliando i ricongiungimenti familiari sui quali si è intervenuti di recente con delle restrizioni e prevedendo l'ingresso in europa e in Italia per la ricerca di lavoro”.
“Sono proposte che anche nel dettaglio abbiamo formulato nelle pochissime occasioni in cui il Governo ha deciso di ascoltare la voce delle organizzazioni sindacali e di quel vasto mondo che opera intorno ai temi della migrazione – continua la dirigente sindacale -. Ma non c’è stato alcun cambiamento come dimostra la formulazione del decreto legge che ha modificato le procedure sui flussi dove non si è tenuto conto delle proposte che abbiamo avanzato e gli esiti, sull’assegnazione delle quote per l’anno 2025, confermano tutti gli elementi di criticità”.
E ancora: “È un evidente segnale che questo Governo ha la presunzione di ritenere che le politiche che sta adottando e le pratiche che sta mettendo in campo siano le uniche possibili, e non siano in alcun modo discutibili. Il tema migratorio viene gestito con un approccio esclusivamente securitario, basato sui respingimenti. Così si continua a essere una fortezza i cui solo con la retorica della difesa dei confini e delle frontiere, confini vanno solo difesi, ignorando completamente le possibilità di inclusione e integrazione, e le opportunità di creare una vita migliore per moltissime persone in fuga da guerre, disperazione, privazione dei diritti, delle libertà”.
“La centralità dei diritti umani è il messaggio che lancia ancora oggi la strage di Cutro - conclude Gabrielli - e che deve essere raccolto con scelte coerenti e completato da politiche di accoglienza per costruire quel modello d’integrazione italiano ancora mancante”.
Il processo
Intanto, quasi in contemporanea con l'anniversario della strage di Cutro, il 6 marzo a Crotone si aprirà il processo a carico dei sei militari della Guardia di finanza e della Guardia Costiera per i quali vengono ipotizzati i reati di naufragio e omicidio colposo plurimo per la strage di Cutro. Si tratta di un primo passo per far luce sulla catena di responsabilità di quella notte. Furono Arci e Asgi a depositare il 9 marzo 2023 tre esposti alla Procura di Crotone, che confluirono poi in un unico procedimento e in un’unica indagine, coordinata dal pubblico ministero Pasquale Festa, da cui è scaturito il processo.
Le accuse sono quelle di naufragio colposo e omicidio plurimo colposo e fanno riferimento ad una serie di omissioni legate alla mancata attivazione del piano Sar (il Piano per la ricerca ed il salvataggio in mare), probabilmente a causa di uno scambio di informazioni poco trasparente tra Guardia di finanza e Guardia costiera, all’aver ignorato il supporto offerto dalla Capitaneria di porto.
Responsabilità
Il rischio è che il procedimento si concluda con una dichiarazione di intervenuta prescrizione com’è stato per il processo sul naufragio di Lampedusa del 2013. Finora le uniche responsabilità penali sono state attribuite a cinque migranti sopravvissuti al naufragio condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte in conseguenza di altro reato.