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A tre anni dall’avvio del Pnrr e a quindici mesi dalla scadenza di giugno 2026, lo scenario dello stato di attuazione dei progetti che ricadono nel territorio di Messina per l’assistenza sanitaria di prossimità suscita preoccupazioni per i lavori che procedono a rilento, i ritardi nella rendicontazione delle spese e le incertezze sul personale. Lo rileva la Cgil Messina che oggi, 2 aprile, ha presentato un Focus sullo stato di attuazione della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
“Manifestiamo forti preoccupazioni rispetto alle scadenze e chiediamo che su questi interventi ci sia la massima attenzione, per migliorare l’offerta sanitaria nel nostro territorio e per garantire maggiore occupazione”, ha detto il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti. “Se pensiamo – ha aggiunto – che le strutture previste devono inserirsi in un contesto territoriale sanitario deficitario, occorre prestare massima attenzione all’attuale fase a tutela degli interessi della collettività tutta. Avvieremo un’interlocuzione con il soggetto attuatore, l’Azienda sanitaria”.


“Gli investimenti del Pnrr nelle strutture sanitarie territoriali – ha evidenziato la segretaria confederale della Cgil Messina, Stefania Radici che ha curato il report – sono fondamentali per riorganizzare la rete in un’ottica di prossimità e integrazione e complementarietà tra servizi. Si tratta di interventi necessari per garantire il diritto alla salute e superare le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, per favorire l’assistenza sanitaria e socio-sanitaria di prossimità, per sgravare i pronto soccorso dagli accessi inappropriati, per liberare posti negli ospedali per i pazienti che necessitano cure intensive e interventi, per fare funzionare meglio l’intera rete di assistenza sanitaria”.
“Chiediamo – ha proseguito la sindacalista – che si acceleri sulla realizzazione dei progetti per non perdere finanziamenti preziosi, che si chiariscano i piani per il reclutamento delle figure professionali necessarie e che si definiscano le modalità operative per la cosiddetta partecipazione della comunità che noi riteniamo essere fondamentale per promuovere iniziative di prevenzione e benessere individuale e sociale”.
I dati: su un totale di 48.016.993 euro risulta speso solo l’8,1% (3.890.123 euro)
Il focus fotografa la situazione attuale che vede utilizzata solo una minima parte dei fondi, con i lavori di alcuni progetti che non risultano ancora avviati. Gli investimenti previsti riguardano tre misure: Case di Comunità e presa in carico della persona, Casa come primo luogo di cura e telemedicina, Rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (Ospedali di Comunità). Sulla base dei dati della piattaforma ministeriale di monitoraggio ReGIS – segnala il report – sul territorio di Messina e provincia risultano finanziati progetti per 21 Case di Comunità. I lavori di esecuzione di 8 strutture, ossia del 38,1% dei progetti, non risultano neanche avviati e i lavori di 13 risultano in corso. Su un finanziamento totale di 33.305.735 euro, i pagamenti effettuati sono pari al 9,1% (3.019.180 euro). I lavori di esecuzione dei 6 Ospedali di Comunità finanziati dal Pnrr risultano tutti in corso. Su un finanziamento totale di 14.711.258 euro, i pagamenti effettuati sono pari al 5,9% (870.943 euro). Complessivamente, su un totale di 48.016.993 euro riconosciuti per la realizzazione di 27 strutture (21 Case di Comunità e 6 Ospedali di Comunità) risulta speso solo l’8,1% (3.890.123 euro).
Per far funzionare i nuovi progetti servirebbero nuove assunzioni
La Cgil Messina, inoltre, punta i riflettori sulla dotazione organica che sarà necessaria per garantire il pieno funzionamento di queste strutture. Il sindacato fa presente come per farle funzionare sia necessario dotarle di un numero adeguato di personale ma al momento non ci sono risorse addizionali o riservate nel finanziamento al SSN ed inoltre ad oggi permangono i tetti di spesa per il personale.
In considerazione degli standard di personale – si fa presente nel Focus – per il funzionamento delle 9 Case di Comunità HUB aperte 24 ore su 24, 7 giorni su 7, servirebbero all’ASP di Messina da 63 a 99 infermieri di comunità; 9 assistenti sociali; da 45 a 72 unità di personale di supporto (socio-sanitario e amministrativo) a cui aggiungere un numero congruo di professionalità di tipo medico e specialisti ambulatoriali in funzione anche dei bisogni del territorio. Per il funzionamento degli Ospedali di Comunità, l’ASP di Messina avrebbe bisogno di 6 Coordinatori infermieristici, da 36 a 48 infermieri, da 24 a 36 operatori socio-sanitari, da 6 a 12 unità di personale di supporto, 6 medici.
“Parliamo di necessità assunzionali notevoli – sottolinea la Cgil – se consideriamo anche il fatto che Messina già registra gravi carenze di personale sanitario. Per il sindacato occorre stabilizzare il personale esistente e avviare un piano di reclutamento delle figure professionali necessarie a garantire l’erogazione dei servizi e delle prestazioni. Non possiamo disperdere la possibilità di rafforzare e ottimizzare la rete di assistenza sanitaria, garantendo il diritto alla salute a tutte e tutti, in un quadro attraversato da consistenti sfide sociali, che stanno facendo aumentare i bisogni.
Sull’altra misura prevista nella Missione 6 del Piano, “Casa come primo luogo di cura e telemedicina”, rientrano l’Assistenza Domiciliare Integrata, l’implementazione delle Centrali Operative Territoriali e la Telemedicina per un migliore supporto ai pazienti cronici. Sull’Adi è in corso un progetto regionale di 250 milioni circa, gli interventi sono esternalizzati a strutture accreditate che per la maggior parte operano con personale altamente precario. E viene anche qui da chiedersi – si osserva – come verrà finanziato il servizio quando il progetto del Pnrr scadrà (la fine prevista è dicembre 2025). In forte ritardo risulta essere il progetto per la Piattaforma regionale di telemedicina, a servizio delle Centrali operative territoriali e che doveva essere già in fase di collaudo.
Alla presentazione del report è intervenuta, da remoto, la segretaria nazionale Cgil Daniela Barbaresi che ha sottolineato come, per i ritardi che si registrano, ci sia il rischio concreto di non riuscire a vincere la sfida di dotare il nostro Paese di un sistema di assistenza sanitaria e sociosanitaria territoriale.