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Rilanciare i consultori familiari, difenderli e sostenerli perché sono presìdi di cura e diritti. Sono la migliore esperienza del Sistema sanitario nazionale italiano. È questo il fulcro della campagna “Consultori familiari pubblici, dove la cura incontra i diritti” che la Cgil nazionale (area stato sociale e diritti) insieme alla Fp Cgil hanno deciso di lanciare nell’anno in cui ricorre il 50esimo anniversario della legge istitutiva dei consultori (la 405 del 29 luglio 1975).
L’obiettivo dunque è restituire ai consultori il ruolo centrale di presidio della salute pubblica dedicato alla prevenzione, alla promozione e alla tutela della salute della donna, delle persone Lgbtqia+, delle e dei giovani, delle coppie e delle famiglie. E per rivendicare e potenziare il sistema delle équipe multidisciplinari composte da infermiere e infermieri, ostetriche e ostetrici, ginecologhe e ginecologi, psicologhe e psicologi, assistenti sociali e mediatori e mediatrici culturali.
“Da anni assistiamo al lento e inarrestabile smantellamento dei consultori pubblici e delle attività che svolgono, ai ripetuti e sempre più violenti attacchi ai diritti di autodeterminazione delle donne”, spiegano le segretarie confederali Cgil Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione insieme alla segretaria generale Fp Cgil Serena Sorrentino: “Per questo, attraverso una serie di impegni e iniziative che coinvolgeranno tutti i territori e le strutture, promuoviamo una campagna per rilanciare i consultori familiari pubblici come fondamentali presidi di salute e di diritti e restituire alle lavoratrici e ai lavoratori dignità e ruolo sociale”.
Il report Cgil sui consultori familiari
Il report Cgil “I consultori familiari in Italia”, diffuso nel maggio del 2024, mostra come negli anni questi siano stati complessivamente depotenziati e messi in discussione a vari livelli. I tagli e la razionalizzazione della spesa pubblica hanno ridotto il numero dei consultori e il relativo personale, incidendo negativamente sia sull’offerta dei servizi sia sulle prestazioni, ampliando le diseguaglianze territoriali.
La legge 34 del 1996 prevede un consultorio familiare ogni 20 mila abitanti; nel 2022, a livello nazionale, risultavano 1.819 consultori pubblici, cioè uno ogni 32 mila abitanti: 1.131 in meno rispetto ai 2.950 necessari a garantire il livello standard previsto dal dm 77/22.
La carenza di personale è un’altra nota dolente: l’indagine dell’Istituto superiore di sanità del 2018-2019 rileva che le équipe multiprofessionali complete sono presenti solo nel 50 per cento dei casi.
Il ruolo fondamentale dei consultori
Smantellare i consultori significa di fatto demolire i luoghi di prevenzione, emancipazione e liberazione femminile. Luoghi di presa di coscienza di generazioni di donne riguardo il proprio corpo e i propri diritti, non ultimi quelli alla salute sessuale e riproduttiva e all’interruzione volontaria di gravidanza, nonché quella della seconda fase della vita femminile, quella della menopausa. Ma anche luoghi d’incontro tra donne di culture diverse e primo luogo di sostegno per le più varie difficoltà familiari.
I consultori sono anche una grande risorsa per le giovani generazioni: per la conoscenza del proprio corpo, l’educazione a relazioni sessuo-affettive sane, la prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle malattie sessualmente trasmissibili, la prevenzione della violenza di genere e delle forme di abuso veicolate dalle nuove tecnologie (ad esempio, il revenge porn, il cyberbullismo, il grooming), l’educazione al rispetto della diversità.
Non garantire la presenza capillare sul territorio e il personale adeguato – denuncia la Cgil – è una palese violazione delle normative nazionali.
La campagna
Per tutte queste ragioni la campagna “Consultori familiari pubblici, dove la cura incontra i diritti” intende tenere acceso un faro su presìdi fondamentali del sistema sanitario nazionale e sulle azioni da mettere in campo. Tra queste resta la necessità di garantire i Lea, riferiti all’assistenza sociosanitaria ai e alle minori, alle donne di tutte le età, alle persone Lgbtqia+, alle coppie, alle famiglie; predisporre un piano straordinario di investimenti pubblici; raggiungere lo standard nazionale di un consultorio ogni 20 mila abitanti e di un consultorio ogni 10 mila per le aree interne e rurali.
E ancora: sostenere piani di assunzioni mirati da parte delle singole Regioni, in base alle diverse situazioni, riferiti alle figure professionali necessarie per garantire le équipe multidisciplinari e tutte le funzioni e attività. Deve essere garantita, in ogni consultorio, la presenza dell’équipe minima costituita da ostetrica/o, assistente sociale, ginecologa/o e psicologa/o.
In particolare diventa necessario continuare a garantire alle donne la realizzazione di percorsi assistenziali e di presa in carico in ambito riproduttivo per tutto l’arco della vita, garantire a tutte e tutti l’offerta gratuita di tutti i metodi contraccettivi e di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse, garantire il pieno rispetto della legge 194/1978 e la piena attuazione delle linee di indirizzo del ministero della Salute sull’interruzione volontaria di gravidanza, intervenire per superare la presenza di personale obiettore di coscienza, impedire la presenza di associazioni e movimenti antiabortisti all’interno dei consultori.
Ma non solo, è fondamentale garantire a tutti i nuclei familiari con un neonato/a, entro sette giorni dalla nascita del bambino/a, l’assistenza domiciliare in puerperio, la promozione e il sostegno dell’allattamento al seno e il supporto all’accudimento, eventualmente anche con l’ausilio di mediatori culturali, per almeno sei mesi dopo il parto.
Per svolgere tutte queste azioni serve un finanziamento aggiuntivo e vincolato per i consultori per tutte le Regioni da inserire nel Fondo sanitario nazionale; garantire la promozione della formazione e informazione del personale sanitario e ausiliario di tutti i percorsi di supporto e assistenza alla donna.
Obiettivo della campagna dunque è sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto all’importanza dei consultori familiari quali luoghi di prevenzione, oltre che di cura.