Questa mattina, 28 febbraio, assemblea generale della Cgil di Ancona presso la sede della F.I.G.C. in via Schiavoni. Davanti a una nutrita platea di delegate e delegati di tutta la provincia si è dato avvio alla campagna referendaria per sostenere i cinque quesiti su lavoro e cittadinanza sui quali si voterà tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Dopo quello regionale di ieri a Fermo, è il primo appuntamento tra le Camere del Lavoro marchigiane.
Per Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil regionale, l’obiettivo del sindacato è “vincere la sfida della partecipazione in un territorio dove le ultime tornate elettorali hanno visto esplodere l’astensione”.
“Questo voto – ha detto Gianluca Toni, segretario della Cgil Ancona – serve a restituire dignità e tutele al mondo del lavoro”.
La situazione economica ad Ancona
La produzione industriale è come quella a livello nazionale. E cioè ferma da 23 mesi. Sulla provincia insistono tre grandi crisi aziendali, per un totale di circa 600 lavoratori coinvolti. La cig, cassa integrazione, è cresciuta del 20,7% nel 2024 rispetto al 2023 per un totale di 7 milioni e 700mila ore; i settori più colpiti sono il tessile e l’abbigliamento con +691% di ore, trasporti e comunicazione con +216%, chimico-gomma-plastico con +50%.
“Siamo in piena crisi industriale – dichiara Gianluca Toni – e questo, nonostante le risorse legate al Pnrr che hanno portato ad Ancona circa 420 milioni di euro. Per questo motivo, occorre un piano straordinario di investimenti pubblici e privati per rilanciare la manifattura”. In questo contesto di difficoltà generale, è necessario, continua Toni, “fare i conti con le grandi crisi aziendali della provincia: la Beko che ha previsto 225 esuberi sugli impiegati e 68 sugli operai, la Imr, ex Caterpillar, che interessa 92 lavoratori, la Giano srl, gruppo Fedrigoni, che coinvolge circa 195 lavoratori. Preoccupa poi la situazione dello stabilimento Cnhi di Jesi: da diversi mesi, il gruppo sta affrontando una crisi profonda del settore agricolo generata dalla contrazione del mercato europeo e c’è incertezza per il futuro dei circa 800 lavoratori. Va sottolineato che, sin d’ora, sono già uscite dall’azienda 127 persone con accordo sindacale; a maggio è previsto l’incontro per il nuovo piano industriale”.