È successo anche qui: doveva servire per accelerare le procedure, farsi carico complessivamente delle persone con disabilità e invece la sperimentazione della riforma, tanto pubblicizzata, della ministra Alessandra Locatelli sta complicando loro la vita rendendo inesigibili diritti fondamentali.

Trieste è una città nota per servizi sanitari e alla persona che funzionavano. Qui Basaglia aprì le porte del manicomio e sperimentò il funzionamento dei servizi territoriali. In quella bellissima città austroungarica la presa in carico, l’accoglienza e la cura erano patrimonio condiviso. Certo, anche qui i tagli alla sanità e ai servizi hanno pesato, ma oggi tutto rischia di andare in tilt.

Città che vai fallimento che trovi

Trieste come Brescia, Frosinone o Firenze: purtroppo il racconto non cambia, la sperimentazione fa acqua da tutte le parti. In questo caso la denuncia arriva dalla Cgil e dall’Inca di Trieste che affermano: “Qual è il punto critico (e di responsabilità politica)? Una riforma così complessa è stata imposta ai territori con tempistiche che non hanno minimamente tenuto conto della preparazione logistica, strumentale, di competenze e di sinergie istituzionali necessarie. La conseguenza sono stati gravi problemi tecnici, su tutto il territorio nazionale, che hanno impedito anche il semplice invio dei certificati introduttivi, con conseguente ritardo nell’avvio delle procedure per il riconoscimento dei diritti”.

Qualche numero per capire

Ogni anno a Trieste si registravano circa 5 mila domande di invalidità. Nel primo mese e mezzo di sperimentazione l’Inps, dopo un inanellarsi di infiniti problemi tecnici, è stato in grado di visionarne solo circa 350. E tutti gli altri? “Siamo quindi al dimezzamento dei diritti” affermano i dirigenti sindacali. Stiamo però – è bene ricordarlo –  parlando di uomini e donne, anche di bambini, fragili che andrebbero tutelati più di altri.

Ancora numeri

“Le tempistiche attuali ufficiali Inps Trieste – ricordano ancora dalla Cgil e dall’Inca di Trieste - sono di una conclusione di una pratica in media in 113 giorni; la riforma impone un tempo massimo di 90 giorni, ridotti a 30 per i minori e a 15 per gli oncologici. Temiamo che, soprattutto in questi ultimi casi, siamo lontani dal rispetto delle tempistiche precedenti o da quelle previste dalla norma”. Cosa significa per una persona che scopre di essere affetta da una patologia tumorale veder correre il tempo prima di poter ricevere il verbale che attesta la sua condizione di invalidità, quindi ad esempio ottenere i permessi della legge 104 per potersi assentare dal lavoro? E perché non sono ascoltati i richiami, gli allarmi e i consigli di chi, come i dirigenti della Cgil e dell’Inca, ogni giorno si misura con i diritti inevasi?

Il governo ascolti

Anche dal capoluogo regionale arriva la richiesta partita dalla Cgil nazionale e da quelle delle altre città scelte per sperimentare la riforma. Occorre che il governo e la ministra ascoltino chi ogni giorno si misura con la riforma stessa: medici di medicina generale, patronati, sindacati, funzionari Inps e medici legali dell’istituto. Per questa ragione la Cgil Trieste insieme alle sigle sindacali dei medici di medicina generale ha chiesto un incontro con il prefetto “per salvaguardare i diritti delle persone portatrici di disabilità”.

Futuro preoccupante

La riforma doveva partire a regime dal primo gennaio del prossimo anno: la ministra ha provveduto a rimandarla di un anno aumentando però il numero delle provincie della sperimentazione. Si domandano a Trieste: “Il fatto che il governo abbia esteso per un ulteriore intero anno la sperimentazione, facendo slittare l’avvio definitivo della riforma al 1° gennaio 2027, coinvolgendo però ulteriori province nella sperimentazione, la dice lunga sulle difficoltà dell’avvio”. Sarebbe stato opportuno, prima di allungamenti temporali ed estensioni territoriali, sedersi attorno a un tavolo con i protagonisti della riforma per modificare ciò che proprio non funziona. Saper ascoltare e saper correggere è indice di saggezza; virtù che appartiene poco a chi attualmente siede a Palazzo Chigi.