La Flai sbarca al Parlamento europeo, dalla porta principale, portando con sè i temi più cari, le battaglie e le sfide per cui è in campo da quindici anni. I diritti dei lavoratori del settore agroalimentare, i salari, la sicurezza, la dignità. Rigenerando un dibattito nel luogo ideale, nella casa di quell’Europa a cui, sindacato e istituzione, tutti concordano di affidare un ruolo fondamentale. E che questo incontro – complice la presentazione del VII Rapporto agromafie e caporalato curato dall’Osservatorio Placido Rizzotto – si consumi poche ore dopo il tragico incidente di Adrano, in Sicilia, in cui hanno perso la vita tre braccianti agricoli, “è una terribile coincidenza – spiega Andrea Coinu, capo dipartimento Internazionale della Flai e coordinatore del dibattito -, ma ci ricorda che ci battiamo per migliorare le condizioni di lavoro e di vita di persone che alle 4 del mattino vanno a lavorare nei campi e ci restano per ore”.

Apre la serie di interventi Jean Rene Bilongo, presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto, cui aspetta la sintesi del lavoro capillare svolto per confezionare il VII Rapporto. “Constatiamo un’area di disagio occupazionale in agricoltura che coinvolge circa duecentomila persone, che loro malgrado hanno a che fare con varie forme di sfruttamento, caporalato, prostituzione ma anche violenza, inclusa quella sessuale. Noi abbiamo uno strumento straordinario, la Pac (la Politica agricola comune, ndr), nato per mettere l’Europa al riparo dalla fame, ma non possiamo consentire che uomini e donne che lavorano per mettere in sicurezza le persone, vivano loro stessi in modo non dignitoso”.

VERSO LA NUOVA PAC

Lo sguardo è ai prossimi mesi, quando vedrà la luce la nuova politica agricola comune. Giuseppe Antoci, parlamentare del gruppo Left, richiama l’attenzione sulla distribuzione dei "fondi, che spesso vanno a chi non ha nulla a che fare con l’agricoltura ma purtroppo con la criminalità organizzata. Nella nuova Pac io ho chiesto di inserire un articolo che riguardi il controllo preventivo dei fondi. Neanche un euro della prossima Pac può andare alle persone sbagliate. Il tema è innanzitutto morale. Qualche giorno fa abbiamo letto dichiarazioni rassicuranti sui numeri del caporalato, secondo me chi le ha fatte dovrebbe farsi un giro e capire quanto dolore ci sia, invece, tra chi lavora in certe condizioni”.

Cristina Guarda porta il punto di vista dei Verdi. “C’è un sistema economico e politico che consente l’esistenza del caporalato, e per di più lo normalizza. Il problema è innanzitutto culturale, siamo di fronte a un ingranaggio strutturale, per combatterlo serve una grandissima alleanza tra agricoltori e operai agricoli, senza non andremo da nessuna parte». Cosa c’è da fare? «Innanzitutto abolire la Bossi-Fini, regolarizzare i lavoratori extracomunitari, applicare in modo efficace la legge 199 e rafforzare le misure di prevenzione come la Rete del lavoro agricolo di qualità”.

Il tema che preoccupa il sindacato è l’assenza dalla Vision per una nuova agricoltura appena presentata dall’Ue di riferimenti espliciti ai temi del lavoro. “Come delegazione italiana dei socialisti europei abbiamo deciso di investire molto nel settore agricolo, perché qui si concentrano alcuni dei nodi più rilevanti per la tutela dei lavoratori – racconta l’europarlamentare Dario Nardella -. Un settore cruciale, peraltro sotto attacco, dobbiamo contrastare il tentativo di centralizzare il budget europeo, che colpisce soprattutto le politiche di coesione e quelle agricole. È vero, la Vision contiene cose buone ma deve fare di più sugli aspetti sociali. Però è solo un punto di partenza. Dobbiamo difendere la condizionalità sociale, lavorare per rafforzarla, con regole semplici, chiare ma incisive. Il contributo dell’Osservatorio sarà decisivo”.

Silvia Guaraldi, segretaria nazionale Flai, pone un tema: “Se è vero che l’alimentazione è un bene comune, dobbiamo porre attenzione a chi questo bene lo produce. È necessario rafforzare la condizionalità, i percorsi di sostenibilità, e redistribuire le risorse verso le aree interne".

UNITI, PIU’ FORTI

Il segretario generale della Flai Cgil Giovanni Mininni chiede alla vice presidente esecutiva della Commissione Europea Roxana Minzatu, intervenuta nel corso del dibattito, un “aiuto per una nuova Pac che non sia sacrificata agli armamenti e rafforzi la condizionalità sociale”. “La Vision per una nuova agricoltura presentata nelle scorse settimane – continua Mininni -, ci lascia perplessi perché non affronta con la dovuta attenzione i temi del lavoro. Come racconta il Rapporto dell’Osservatorio, continuiamo ad avere a che fare con centinaia di migliaia di lavoratori, vulnerabili e oggettivamente esposti allo sfruttamento e al caporalato. E sappiamo che non è un problema solo italiano. Da oltre quindici anni denunciamo quello che è un allarme per tutta l’Europa, perché crea una competizione sleale fatta anche a danno delle imprese corrette, che giorno dopo giorno perdono fette di mercato. Servono più ispezioni, direttive chiare sui subappalti e le intermediazioni, soluzioni per affrontare gli effetti del cambiamento climatico”.

La vice presidente esecutiva della Commissione Europea Roxana Minzatu raccoglie la sfida lanciata dalla Flai Cgil: "Stiamo lavorando ad una nuova road map sull’occupazione di qualità, vi invito a collaborare per mettere in campo misure forti e incisive. Sappiamo di dover dare delle risposte chiare, l’Unione europea sia pronta ad affrontare queste sfide”. Camilla Laureti, vice presidente dei Socialisti e Democratici che ha ospitato la riunione, indica la strada: “Non ringraziatemi di avervi invitato qui, fatelo quando porteremo dei risultati concreti. Serve un’Europa più unita e più forte anche per combattere sfruttamento e caporalato. Molto spesso le regole ci sono, ma dobbiamo controllare che siano rispettate. L’impegno è che il prossimo Rapporto Agromafie e Caporalato abbia numeri migliori di questo”.

Il segretario generale dell’Effat Enrico Somaglia indica le misure da prendere nei prossimi mesi a livello europeo: “La riforma della Pac, che difenda la condizionalità sociale, da alcuni viene vista come un onere burocratico. Rivediamo i metodi di distribuzione dei pagamenti, inserendo anche la componente del lavoro. Abbiamo bisogno di una direttiva su subappalto e intermediazione, che porti più ispezioni”. Già. Senza l’Europa, non sopravvive nessun Paese.