Se per Nordio, “alcune etnie non hanno la nostra sensibilità verso le donne”, per Valditara “il patriarcato non c'è più” e “le violenze sessuali aumentano a causa dell'immigrazione". Lascia basiti come, a dispetto dei dati che dimostrano il contrario, due ministri della Repubblica, quello della Giustizia e quello dell’Istruzione, scelgono di leggere il fenomeno gravissimo dei femminicidi in chiave razzista, lasciando così intendere che il problema della violenza maschile contro le donne non sia strutturale, ma legato al fenomeno dell’immigrazione che notoriamente l’attuale governo individua come causa di un gran numero dei mali del Paese.

Un uso disinvolto della comunicazione e del linguaggio istituzionale che implicitamente assolve gli italiani e la cultura occidentale, e alimenta la paura e l’odio verso gli immigrati, giustificando di fatto il razzismo e le aggressioni razziste. Esattamente come accaduto qualche anno fa a Macerata dove, all’indomani dell’assassinio di Pamela Mastropietro e dell’arresto del nigeriano Oseghale, il neofascista già candidato con la Lega, Luca Traini, dalla sua auto sparò a caso in strada a un gruppo di immigrati dicendo al momento dell’arresto "ho fatto quello che dovevo", e, "l'Italia agli italiani".

Eppure i dati sui femminicidi dicono altro. Secondo l’XI Rapporto sul femminicidio realizzato dall’istituto di ricerca Eures, in Italia stanno aumentando le donne straniere vittime di femminicidio ma diminuiscono gli autori di nazionalità non italiana, passati dal 2023 al 2024 da 23 a 16, con un decremento del 30,4%.

I femminicidi e la violenza maschile contro le donne invece no, non si arrestano e nonostante sia ormai chiaro che alla base di questi fenomeni ci siano dinamiche di potere proprie della cultura patriarcale, le destre di governo – che proprio nella cultura patriarcale affondano le radici –, non solo si oppongono strenuamente a qualunque strumento di contrasto al patriarcato ma scaricano sulle diversità e su “lo straniero” colpe e responsabilità.

Questo meccanismo di strumentalizzazione e normalizzazione della propaganda razzista è tema su cui la Rete internazionale dei sindacati antifascisti, che la Cgil coordina, sta concentrando l‘analisi perché le parole, si sa, creano pensiero, alimentano le emozioni e quindi le re-azioni.

Puntare il dito contro le diversità, razziali ma anche di sesso, genere e condizioni, sono pratiche che la rete Antifascista ritrova nella comunicazione delle destre di tutto il mondo. Dal video sconcertante postato da Kristi Noem in cui promuove le politiche di deportazione, alla guerra di Donald Trump contro le politiche sulla diversity, ai discorsi violenti di Milei contro il femminismo e le comunità Lgbqti+, e contro le persone con disabilità, fino al divieto del Pride deciso da Orbán.

In questa maniera le destre giustificano e assolvono discorsi razzisti e discriminatori rafforzando il sentiment del suprematismo bianco secondo la logica binaria del “noi siamo i buoni/ loro i cattivi”, e spingendo la società verso un inevitabile imbarbarimento, ma liberandoci dalla paura – e dal dubbio inquietante – che il “pericolo” possa invece essere uguale a noi, avere il nostro stesso colore e odore, parlare la nostra stessa lingua e addirittura vivere nella nostra stessa nostra casa.

Nicoletta Grieco, area Politiche europee e internazionali Cgil

Esmeralda Rizzi, Politiche di genere Cgil