Un attacco gravissimo alla democrazia, un colpo letale alla libertà delle persone e al diritto di manifestare il proprio dissenso: tale è il decreto sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri del governo Meloni.

In Italia, dunque, sarà molto difficile se non impossibile criticare la maggioranza in carica attraverso le iniziative classiche di mobilitazione che le organizzazioni sociali – come il sindacato – hanno portato avanti per tutta la loro Storia. E soprattutto viene leso un diritto fondamentale dei cittadini e delle cittadine nel nostro Paese.

Il provvedimento

Nello specifico, il decreto si compone di 34 articoli che vanno a toccare varie forme di democrazia che regolano la vita sociale, aggravando le pene per molti reati e introducendone di nuovi. Una lista lunga e inquietante, che va dagli “sgomberi lampo” al sostegno per agenti  che affrontano procedimenti fino al reato di blocco stradale, che di fatto colpisce duramente la possibilità di manifestare.

L’alibi del contrasto al terrorismo

Il primo articolo introduce il reato di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo”. Nel dettaglio, recita il testo, “viene punito con la reclusione da due a sei anni chi si procura o detiene materiale contenente istruzioni sulla preparazione e l’uso di congegni bellici micidiali, armi, sostanze chimiche o batteriologiche e di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti con finalità di terrorismo”.

Ma non solo: viene inoltre anticipata la soglia di punibilità per chi distribuisce, diffonde o pubblicizza con qualsiasi mezzo materiale “contenente istruzioni per la preparazione e l’utilizzo di materie esplodenti essenziali per la commissione di reati gravemente offensivi”. Va da sè, ovviamente, che il concetto di “terrorismo” potrebbe diventare molto arbitrario.

Il reato di blocco stradale

Tra i vari colpi di mano presenti nel testo, uno dei più clamorosi è il reato di blocco stradale. Il blocco, che finora è un illecito amministrativo, diventa un “delitto” punito con la reclusione fino a un mese e la multa fino a 300 euro. Se il fatto è commesso da più persone, la reclusione va perfino da sei mesi a due anni. Inutile specificare quali conseguenze nefaste può avere sul diritto a proclamare una manifestazione.

Contro l’occupazione degli immobili

C’è poi una nuova fattispecie di reato, che viene giustificata col “contrasto del fenomeno delle occupazioni abusive di immobile destinato a domicilio altrui o di sue pertinenze, ovvero di appropriazione di immobile destinato a domicilio altrui, o di sue pertinenze, con artifizi e raggiri”. Il delitto è punito con la reclusione da due a sette anni. Si potrà procedere anche d’ufficio, in alcuni casi, ed è stata introdotta una procedura per accelerare la reintegrazione nel possesso dell’immobile occupato.

L’estensione del Daspo urbano

È l’altra trovata del governo. Il Daspo urbano, ovvero il divieto di frequentare alcune aree delle città, “viene esteso a coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti, per delitti contro la persona o contro il patrimonio”: insomma diventa retroattivo. Esteso anche l’arresto in flagranza differita al reato di lesioni personali gravi o gravissime a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico, in occasione di manifestazioni in luogo pubblico.

La revoca della cittadinanza

Il provvedimento interviene anche in materia di revoca della cittadinanza: si estende da tre a dieci anni il periodo in cui può essere esercitata nei confronti dello straniero, a decorrere dalla sentenza di condanna per i gravi reati già previsti dall’ordinamento, a condizione che possieda o possa acquisire un’altra cittadinanza. Per non farsi mancare niente, un’ulteriore penalizzazione contro i migranti.

Uno schiaffo alle Ong

Arriva il carcere fino a due anni per il comandante della nave straniera, che non obbedisca all'ordine di “una nave da guerra nazionale” che chiede di visitare o ispezionare l'imbarcazione. Previsto poi il carcere da 3 a 10 anni per il comandante o l'ufficiale della nave straniera per atti compiuti contro la “nave nazionale”.

Aumentano le tutele per gli agenti

Gli agenti che lavorano nella pubblica sicurezza, con il decreto, potranno portare senza licenza alcuni tipi di armi quando non sono in servizio. Il provvedimento anticipa per loro le spese legali fino a 10.000 euro, per ogni fase di giudizio, per gli atti compiuti in servizio. Si introduce inoltre il reato di lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia nell'adempimento delle proprie funzioni. Fermo restando il rispetto per le forze dell’ordine, è chiaro che si tratta dell’ennesimo sbilanciamento verso una parte che – ancora una volta – lede la possibilità di manifestare il dissenso e quindi la democrazia.

Anche contro la cannabis

Di fatto la cannabis light si equipara alla cannabis “stupefacente”. Questo va a colpire un mercato ampio e sviluppato, mettendo in difficoltà centinaia di commercianti: in pratica si vieta “commercio, lavorazione, esportazione di foglie, infiorescenze e resine” anche di tutti i prodotti contenenti sostanze che derivano dalla canapa.