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Prima di aggredire a colpi di dazi l’economia e il commercio mondiale, Donald Trump ha colpito alle spalle uno dei diritti basilari dei lavoratori americani. A fine marzo, con una decisione senza precedenti, il presidente degli Stati Uniti ha abolito la contrattazione collettiva per i dipendenti dell’amministrazione federale addetti a compiti che riguardano la sicurezza nazionale. L’arma usata da Trump abbiamo imparato a conoscerla: è un ordine esecutivo. E riguarda circa un milione di lavoratori di agenzie federali, tra cui i dipartimenti di Stato, Difesa, Giustizia e Salute e Servizi Umani, oltre ai centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, e agli organismi che gestiscono immigrazione e dogane.
La Casa Bianca ha diffuso una nota informativa sul provvedimento, dove, tra le altre cose, si legge: “Per proteggere la nostra sicurezza nazionale, il presidente ha bisogno di un servizio pubblico reattivo e responsabile”. E ancora: “Il presidente si rifiuta di permettere che l'ostruzionismo sindacale interferisca con i suoi sforzi per proteggere gli americani e i nostri interessi nazionali”.
La scheda informativa mette quindi nero su bianco che l’obiettivo della Casa Bianca sono quei sindacati che hanno "dichiarato guerra all'agenda del presidente", ossia l'American federation of government employees (Afge), rea di avere presentato molti reclami per "bloccare le politiche di Trump".
Le unions si difendono, 800 manifestazioni
Il sindacato si difende. Per l’Afge quello lanciato da Trump è il “più grande attacco al movimento sindacale della storia”, e le ragioni di sicurezza nazionale sono solo un “pretesto”. “Le tattiche di bullismo di questa amministrazione rappresentano una chiara minaccia non solo per i dipendenti federali e i loro sindacati, ma per ogni americano che apprezzi la democrazia e la libertà di parola e di associazione. La minaccia di Trump ai sindacati e ai lavoratori in tutta l'America è chiara: mettetevi in riga”, questo il commento di Everett Kelley, presidente dell’Afge. Ma, aggiunge il sindacalista, “le minacce non funzioneranno”.
Oggi, sabato 5 aprile, sono previste oltre 800 manifestazioni e presidi in tutto il Paese. La mobilitazione Hands Off! è stata convocata da associazionismo e sindacati per protestare contro il “saccheggio del nostro Paese”, si legge in una nota dei promotori, “e per dire al mondo che non acconsentiamo alla distruzione del nostro governo, della nostra economia e dei diritti sul posto di lavoro”. Kelley interverrà al raduno previsto a Washington.
Infermieri e scienziati
Tra i lavoratori colpiti da Trump, l’Afge porta ad esempio gli infermieri del Dipartimento degli affari veterani degli Stati Uniti (Va), gli scienziati e tecnici dell'Epa (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente) e gli esperti di sicurezza informatica. Tutta gente, ricorda la federazione, che “ha sempre operato in base alla contrattazione collettiva senza compromettere la sicurezza nazionale”. Questa “mossa non riguarda la protezione, riguarda il potere”, commenta il sindacato, ed “è anche un attacco diretto all'Afge per aver fatto il nostro lavoro, lottando per i nostri membri e respingendo politiche dannose”.
Come funziona la contrattazione collettiva nel settore federale
La contrattazione collettiva è regolata dal Civil Service Reform Act del 1978. Una legge bipartisan che ha normato la gestione delle questioni lavoristiche nelle agenzie federali, senza interrompere le attività governative. A differenza dei sindacati del settore privato, i federali possono negoziare sulle condizioni di impiego ma non su stipendi e benefit, che sono stabiliti dalla legge e dal Congresso. Ai dipendenti federali è inoltre proibito per legge di scioperare, e farlo può comportare il licenziamento e l'esclusione dall'impiego.
La solidarietà del mondo del lavoro
Praticamente tutte le principali sigle sindacali americane (esclusi i soliti Teamsters) si sono schierate al fianco dell’Afge. "A ogni singolo americano che ha a cuore la libertà fondamentale di tutti i lavoratori: ora è il momento di fare ancora più rumore", ha affermato la presidente dell'Afl-Cio Liz Shuler. E ha aggiunto: "Il movimento sindacale non lascerà che Trump e un miliardario non eletto distruggano ciò per cui abbiamo lottato per generazioni".
“Quando avevo 12 anni, l'amministrazione Reagan fece saltare il sindacato dei controllori del traffico aereo, Patco, licenziando oltre 11 mila controllori in sciopero e inserendoli nella lista nera dei lavori federali”: questo il ricordo ‘personale’ di Shawn Fain, numero uno della Uaw (United auto workers). “Non si trattava solo di Patco - ha proseguito Fain - ma di un messaggio ai datori di lavoro di tutto il mondo: era aperta la stagione di caccia alla classe operaia. Il movimento sindacale non agì in quel momento e da allora ne paghiamo il prezzo”. Ma, aggiunge Fain, “abbiamo imparato dal passato e non resteremo in silenzio mentre i sindacati vengono smantellati”.
L’impero colpisce ancora
Da quando si è insediato alla Casa Bianca, a inizio gennaio, Trump ha iniziato a “ristrutturare” la forza lavoro federale. Ha abolito smart working e telelavoro. Ha annunciato la fine della contrattazione collettiva per gli addetti alla sicurezza negli aeroporti. I sindacati federali hanno reagito presentando azioni legali alla Corte federale, e in parte sono riusciti a bloccare o rallentare Trump. Hanno ottenuto l’annullamento di licenziamenti di massa per i lavoratori in prova presso le agenzie federali. E hanno impedito al Department of government efficiency di Elon Musk di accedere ai dati sensibili sulla previdenza sociale.
Ora è arrivata la reazione di Trump.