

Donald Trump svelerà al mondo i suoi piani sui dazi soltanto alle 16:00, ora americana, le 22:00 in Italia. Quel che è certo, però, è che da oggi, 2 aprile, su molti prodotti di importazione negli Stati Uniti verranno imposti dei dazi, tariffe che potrebbero avere un impatto devastante sulle economie di mezzo mondo, compresa la nostra.
Lo ha ribadito l’inquilino della Casa Bianca: “Saranno effettivi immediatamente”. Nel merito, dovrebbero partire i cosiddetti dazi reciproci, quelli che verranno applicati da Washington nei confronti di qualsiasi partner commerciale che applica tariffe o impone altre barriere commerciali sui prodotti statunitensi. E che verranno imposte tariffe del 25% sulle auto importate negli Usa, che andranno ad aggiungersi a quelli su acciaio e alluminio.
Landini: “Sono i lavoratori quelli che ci rimettono sempre”
Sull’atteso annuncio e le sue conseguenze il commento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che sottolinea come “i dazi, è fuor di dubbio, rischiano di creare problemi, persino a quelli che li impongono. E la logica che sta dietro a questa decisione, quella di guerra commerciale, è esattamente il contrario di ciò di cui avremmo bisogno. Altro che dazi, dovremmo rilanciare con forza un modello sociale che non sia fondato sulla concorrenza spietata, che sia lontano da questa cultura che oggi di fatto ha riproposto la guerra come strumento di regolazione dei rapporti. Anche per questo consideriamo sbagliata l’idea di una corsa al riarmo. Alla fine – ha dichiarato Landini – a fare le spese di tutto questo saranno le lavoratrici e i lavoratori, sono loro quelli che ci rimettono sempre”.
Landini sull’Europa: “La difesa si fa con il lavoro non con le armi”
“Abbiamo costruito solo l’Europa dell’euro, della moneta unica. E invece ci vorrebbe un’Europa che abbia una politica comune sul lavoro, i diritti, il fisco, la difesa. Oggi non è il momento di armare le persone, la difesa si fa con il lavoro, i diritti, lo stato sociale. Dentro al nostro governo – ha aggiunto Landini – vedo posizioni opposte: in questo caos l’Italia non è in grado di giocare un ruolo. Invece di battersi perché si costruisca davvero l’Europa, il governo rischia di condannarci a essere una provincia dell’impero che vincerà”.