In principio fu la pandemia. Per raccontare la parabola discendente della sanità in Friuli-Venezia Giulia bisogna riavvolgere il nastro. Perché prima che la pandemia sconvolgesse le nostre vite, la situazione era virtuosa. “Dal 2019, poco dopo l’inizio dell’era Fedriga – l’attuale governatore leghista della Regione – le cose hanno iniziato a cambiare. E con il Covid la situazione è precipitata”.

Tutto ebbe inizio più o meno sei anni fa. Parte da qui il segretario generale della Cgil Fvg, Michele Piga, per lanciare su Collettiva la grande manifestazione regionale che si farà il 4 aprile a Trieste in difesa della sanità pubblica, promossa dalla Cgil che sfilerà accanto ai comitati e alle associazioni. Sanità pubblica mai così sotto attacco e inefficiente a queste latitudini. Il concentramento è convocato alle ore 16.00 a largo Barriera Vecchia da cui partirà un corteo che arriverà a Piazza Oberdan, sede del Consiglio regionale, dove sarà allestito il palco sul quale avrà luogo il comizio finale. “L’importante è la salute”, semplice e diretto lo slogan della giornata di mobilitazione: un concetto chiaro a tutti, tranne a quelli che decidono, le istituzioni della Regione che, essendo a statuto speciale, ha pieni poteri e autonomia sulla gestione della salute.  

“In sei anni si sono moltiplicati gli interventi e le scelte che vanno verso il disimpegno della sanità territoriale e un consistente ampliamento del rapporto di servizi demandati al privato: eravamo al 4%, adesso siamo all’8. In una manciata di anni la quota è raddoppiata. Come percentuale resta bassa, certo, ma non abbastanza da proteggere i meccanismi della presa in carico del cittadino. Ci vantavamo di essere un punto di eccellenza rispetto al contesto nazionale, su parecchi determinanti ora siamo in fondo alla classifica”. Parla con lucidità, con precisione, sceglie le parole, Michele Piga, per scattare una fotografia che mette paura. Perché in un contesto nazionale che già da anni cede terreno ai privati su una questione vitale per definizione come la sanità, osservare la lenta, ma costante frana in atto nel Friuli-Venezia Giulia allarma non poco. 

Piga, Cgil Fvg: “La Regione con la sanità fa affari sulla pelle dei cittadini”

Michele Piga

“Tutto questo succede – sottolinea il segretario della Cgil – in una totale assenza di confronto sulle impostazioni generali, sull’organizzazione, non solo a livello sindacale, ma persino con i professionisti. La medicina territoriale, tanto per fare un esempio, è stata smantellata proprio durante la pandemia. E oggi, a leggere i risultati negativi, ci rendiamo conto di essere in linea con il resto del Paese. Adesso, sul nostro territorio, il 24% degli over 65 rinuncia alle cure. Gli altri, sempre più spesso, pagano i privati di tasca propria. Anche qui le liste di attesa si allungano sempre di più. Nel bilancio regionale la voce sanità è costata un miliardo in più negli ultimi anni. Si fanno affari sulla pelle dei cittadini”.

Per i lavoratori stessa parabola: troppo pochi, troppo stressati, troppo bassi i salari

Se si smettono i panni del cittadino e si indossa il camice lo scenario resta negativo. Il salario basso è la punta dell’iceberg, ma non è l’unica voce che grida vendetta. Se leggiamo i dati sui quali la Cgil punta il dito, l’altra questione denunciata dal sindacato è quella del personale. “Lo si vede anche dal lavoro che abbiamo svolto – continua Michele Piga –: facendo una semplice proiezione, nei prossimi cinque anni, su 20 mila dipendenti del servizio sanitario, ne andranno in pensione tra i 4 e i 5 mila. Se si considera che dal Covid a oggi abbiamo già perso il 10% dei medici e il 5% degli infermieri, la situazione appare drammatica. E le proposte sulla contrattazione di secondo livello non risolvono certo il problema: non si interviene sul salario, ma si cercano accordi del tipo ‘più lavori, più ti pago’, in uno scenario in cui il personale è sotto stress come nel resto del Paese”.

La Cgil del Friuli-Venezia Giulia è da oltre un anno che denuncia la situazione sempre più critica. Facendo informazione sui dati reali e sulle liste di attesa che si allungano e determinano un calo di servizi erogati su visite specialistiche e ambulatoriali per una contrazione di circa 100 mila prestazioni. “Il totale è passato rapidamente da 700 mila a 600 mila. E proprio sulla scorta dell’analisi dei numeri – ci spiega Piga –abbiamo lavorato a una proposta di riassetto del sistema sanitario regionale redatta in un documento che porta lo stesso titolo della manifestazione del 4 aprile: ‘L’importante è la salute’. Varato a gennaio nell’assemblea generale della Cgil FVG, su questa piattaforma abbiamo avviato un confronto largo con i comitati e le associazioni a difesa del servizio sanitario pubblico che, in questa prima fase, hanno mostrato grande apprezzamento per il lavoro fatto. Il documento è stato accettato dai comitati, abbiamo incontrato tutti i sindacati dei medici di medicina generale pochi giorni fa a Udine e in quella sede abbiamo condiviso la preoccupazione sugli scenari e la necessità di continuare a lottare per invertire la tendenza”.

Piga: “L’interlocuzione con la Regione è praticamente finta”

Purtroppo, “l’interlocuzione con la Regione è praticamente finta. L’unico incontro con l’assessore risale ad alcuni mesi fa. In quell’occasione il rappresentante istituzionale ha criticato pesantemente la proposta, ma, a oggi, non ha mai presentato una controproposta né si è reso disponibile a una discussione. Tuttavia questo di certo non ci ferma, anzi. Il clima tra le persone è di preoccupazione. I cittadini capiscono le ragioni di questa protesta e le condividono. Lo stesso i lavoratori. Nella piattaforma, sotto il profilo sindacale, noi rappresentiamo la necessità di valorizzare il lavoro. Non solo di medici e infermieri, ma anche dei dipendenti degli appalti. Nelle nostre assemblee teniamo insieme tutte le vertenze e tutti i lavoratori”. L’appuntamento è in piazza a Trieste, il 4 aprile, per farsi sentire, una volta per tutte.