Ci risiamo. Cgil e Inca lo denunciano da tempo. Anche per il 2025 i pensionati all’estero sono stati discriminati e il loro assegno non verrà rivalutato. “Una scelta politica che fa arrabbiare”, commenta il signor Francesco Vassallo, una vita da operaio e sindacalista Fiom in Emilia, tra Modena, Reggio e Carpi, che cinque anni fa ha deciso di trasferirsi con la moglie a Londra per ricongiungersi con il figlio e i due nipotini. Venduta la casa in Italia, investiti i propri risparmi nell’acquisto di un appartamento in share nella zona di Battery Park, Francesco ci racconta le difficoltà della sua scelta: una lingua da imparare, una città da scoprire, una comunità da ritrovare.
“Qui ho conosciuto i ragazzi e le ragazze dell’Inca con cui ho iniziato a collaborare e con cui ho ricostruito la mia socialità. Resta l’amaro in bocca per la scelta del governo che non è guidata da criteri economici – i risparmi sono spiccioli – ma dalla volontà evidente di discriminare per ‘punire’ chi ha deciso, da pensionato, di trasferirsi in un altro paese. Noi possiamo permetterci di fare a meno di quei soldi, nonostante ci faccia arrabbiare, e di cavarcela piuttosto bene, anche grazie a una tassazione che qui in Inghilterra è più favorevole, ma ci sono tanti altri pensionati che scelgono una destinazione oltreconfine per trovare condizioni più abbordabili: per loro il mancato adeguamento può rappresentare una difficoltà ulteriore nell’affrontare la quotidianità”.
Pagliaro, Inca: “Vero e proprio atto discriminatorio”
“Per gli italiani in pensione residenti nel Regno Unito, dopo una vita di contributi versati, non è prevista la rivalutazione automatica dell’assegno – ha dichiarato Michele Pagliaro –. È l’effetto della Legge di Bilancio 2025, che colpisce anche le pensioni erogate all’estero compiendo un vero e proprio atto discriminatorio”.