“Senza consenso è stupro”. Con questo slogan si è svolta la manifestazione nazionale del 28 febbraio, a Roma, contro il ddl Bongiorno in materia di violenze sessuali. Migliaia di persone – soprattutto donne, ma anche uomini, associazioni, sindacati ed esponenti politici – hanno sfilato per le strade del centro fino a piazza San Giovanni, chiedendo che il disegno di legge venga ritirato o modificato.

Il fulcro della protesta è il concetto di consenso, indicato come elemento essenziale per definire la violenza sessuale. Sugli striscioni fucsia che hanno accompagnato il corteo campeggiavano frasi come "Chi tace non acconsente”, “Senza consenso è sempre violenza”. La mobilitazione è stata organizzata dai centri antiviolenza e da realtà femministe e transfemministe, con il sostegno di Amnesty, Cgil, Fiom, Uil e Cobas.

Cristina Carelli, presidente della Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza Femministi, parla a nome dei 120 centri antiviolenza italiani per denunciare la proposta Bongiorno come un attacco alle donne e ai loro percorsi di uscita dalla violenza: "Chiediamo la modifica del decreto stupri, che sta creando un pericoloso arretramento culturale, spostando la responsabilità sulle vittime invece di affrontare il vero problema: la cultura deve cambiare”.

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