“Un punto morto”. Sonia Montaldo, segretaria generale della Slc Cgil di Genova, definisce così la situazione in cui versa il teatro lirico della città. Giocando con le parole potremmo definirlo il Carlo In-Felice, perché ormai da quasi un decennio vive momenti di fortune altalenanti, tra buchi di bilancio da colmare, cattive gestioni e lavoratori sottopagati. “Abbiamo lanciato nuovamente l’allarme, ma il sovrintendente non ci ha ancora convocato – racconta Montaldo -, da parte nostra siamo disponibili ad affrontare in maniera seria e costruttiva tutti i problemi che abbiamo denunciato”.

Nessuna risposta dal Comune

La Slc ha anche chiesto aiuto al sindaco reggente Pietro Piciocchi, in quanto presidente della Fondazione Carlo Felice. Ma neanche su quel fronte ci sono state risposte.“Le maestranze lavorano dietro le quinte con grande fatica – spiega la segretaria - perché sono troppo poche. Addirittura mancano le scenografie, tanto che il teatro se l’è fatta prestare dalla Scala di Milano per l’allestimento del Falstaff”. Ne emerge la voglia di fare grandi cose ma con risorse, umane ed economiche, del tutto insufficienti.

I problemi di organico

I problemi di organico erano stati segnalati dalla Slc già a partire dall’autunno del 2024, convocando uno sciopero che era costato a molti dipendenti una serie di ritorsioni da parte della direzione: ferie negate, cambi turno improvvisi e altre piccole e grandi angherie. Lo scenario si fa ancora più grave se si pensa che le maestranze e il personale amministrativo non sono solo pochi, ma sono anche pagati poco. Una questione salariale aperta ormai da tempo come una ferita, che neanche il recente rinnovo del contratto nazionale è riuscito a ricucire del tutto. “Mancano ancora le indennità turni e i fringe benefit, che darebbero respiro al reddito di questi lavoratori - dice Montaldo –, abbiamo chiesto alla direzione di vedere il presunto parere negativo dell’Avvocatura di stato sull’erogazione dei buoni pasto. Ma non c’è stata alcuna trasparenza”.

Consulenti a tre zeri

Le condizioni di lavoro dei dipendenti fanno a pugni con quelle riservate, invece, ai consulenti, con due contratti, da 120 mila e 240 mila euro l’anno, per gestire l’attività promozionale del teatro. Di ridar lustro alla stagione del teatro ce ne sarebbe davvero bisogno: la platea è ormai quasi sempre semivuota, e le produzioni più costose non vengono minimamente ripagate dagli incassi del botteghino. Il tutto esaurito dell’opera genovese è ormai un ricordo lontano, il teatro ha perso il suo pubblico.

La platea semi-vuota

“Anche la proposta artistica avrebbe bisogno di nuova linfa- commenta la dirigente sindacale – i genovesi al Carlo Felice non ci vanno più”. E nemmeno le iniezioni economiche da parte di Comune e Regione sono bastate colmare i vuoti lasciati tra le poltrone. A complicare le cose ci si mette anche la mancanza di unità sindacale: “Cisl e Uil non sono disposte a seguirci nella protesta, mentre invece stiamo dialogando con Snater (più rappresentativo tra i coristi), perché siamo convinti che solo uniti si possa davvero vincere”.

Sciopero il 6 aprile

La frammentazione sindacale non aiuta, ma la Slc Cgil lancia la proposta di una mobilitazione unitaria e la data di un nuovo sciopero: il 6 aprile, in concomitanza con la prima di L'amore di Danae, di Richard Strauss. I lavoratori si sono detti pronti a incrociare le braccia. E stavolta, senza alcuna convocazione al tavolo, ad andare deserta non sarà soltanto la platea.

Leggi anche